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Sezione speleologia
A PROPOSITO DI "CARSO 2014+"
Centro Ricerche Carsiche "C. Seppenhofer"
di Maurizio Tavagnutti
Il Carso Goriziano recentemente è balzato prepotentemente alla ribalta in occasione della fase progettuale di "CARSO 2014+". Un progetto che nasce dalla volontà della Provincia di Gorizia di riscoprire il Carso come luogo in cui si fondono elementi unici del paesaggio e della memoria storica legata ai siti che furono teatro della prima guerra mondiale e intende promuovere la sistemazione organica dei luoghi al fine di ricomprenderli in un percorso tematico che sappia valorizzare la storia, la memoria e l'ambiente circostante.
In questa prospettiva il progetto si presenta come un'occasione unica per la riqualificazione del territorio, la valorizzazione delle risorse esistenti, la promozione di un turismo culturale consapevole delle vicende storiche e delle risorse ambientali e paesaggistiche del territorio e la creazione di nuove occasioni di sviluppo economico.
In conclusione il progetto intende giungere alla realizzazione di un percorso tematico relativo ai siti militari dell'intero territorio del Carso Goriziano realizzando un vero e proprio museo all'aperto dove sia possibile vedere, capire e riflettere su quello che è successo nella storia europea ma anche passeggiare e vivere lo spazio aperto di un ambiente particolare come quello carsico.
Dal punto di vista delle priorità la Provincia si propone di concentrare le risorse in primo luogo negli ambiti 1-2, ovvero sulle aree del San Michele e di Castellazzo con una piattaforma paesaggio presso il lago di Doberdò, per creare polarità capaci di attivare consequenzialmente un processo di interventi. La loro messa in rete e la valorizzazione delle emergenze storico-ambientali , localizzate tra queste due aree, permetterà la creazione di poli attrattivi nell'area del Carso a maggior presenza di testimonianze belliche ed a più elevata vocazione turistica. Successivamente il progetto si concentrerà sull'area sacra di Redipuglia, e attraverso interventi diffusi e mirati si cercherà di ampliare l'offerta turistico-storica e culturale del Carso Goriziano.
Dopo tutta questa magnifica premessa non mi è sembrato vero assistere, venerdì 15 ottobre, alla presentazione del progetto "Carso 2014+" in cui si diceva tutto il contrario. Sono stato purtroppo sconcertato da quanto esposto in modo accattivante dai realizzatori del progetto.
Per il momento nel progetto, anche se inverosimile, non si parla di Carso!! Praticamente il fenomeno carsico non viene minimamente trattato, e, siamo in un ambiente carsico per antonomasia.
Al proposito è d'obbligo segnalare che proprio sul Castellazzo, il colle che sovrasta il lago di Doberdò, lo studio prevede la realizzazione di un parcheggio e di un punto panoramico. Il progetto prevede di tagliare in due il ciglione carsico per creare una passaggio (una profonda trincea) nella roccia da attraversare per arrivare al belvedere.
In ultima analisi possiamo ben vedere che, a differenza delle prime intenzioni, in realtà il progetto "Carso 2014+" privilegia esclusivamente l'aspetto storico legato alla presenza in loco dei numerosi manufatti risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Rimane inspiegabilmente ignorata tutta la parte paesaggistica legata proprio al territorio carsico, fenomeni carsici in primo luogo per non parlare della peculiare presenza di flora e fauna tipiche della landa carsica. Da ricordare al proposito che proprio nelle cavità del Carso Goriziano ci sono le uniche stazioni ipogee in Italia in cui è stato individuato il proteo (Proteus Anguinus). Nonostante i nostri numerosi interventi in occasione delle riunioni di "Agenda 21" in cui si raccomandava di salvaguardare e valorizzare i fenomeni carsici ivi esistenti, nulla è stato fatto.
Quanto realizzato, dunque, ci sembra sia del tutto inadeguato: mostra una scarsissima conoscenza di questi luoghi e punta a valorizzare soltanto uno dei molteplici aspetti del Carso, le trincee ed i manufatti della Grande Guerra, trascurando tutte le altre potenzialità del territorio. Manca secondo noi ogni riferimento alla peculiarità del territorio naturale del Carso.
Vale la pena pertanto di parlare dettagliatamente di questo piccolo ma importante lembo del nostro territorio.
Parlare del Carso Goriziano non è impresa facile, molto è stato scritto e rischierei dunque di ripetere concetti e pensieri già troppe volte espressi. Tenterò ad ogni modo di fare una breve panoramica su questo particolare paesaggio della nostra provincia. Basterà sapere che viene considerato come Carso Goriziano quel lembo di terra compreso fra la pianura alluvionale dell'Isonzo a Nord a Ovest e Sud ed il Vallone di Doberdò ad Est. E' un altopiano calcareo ricco di fenomeni carsici, con piccole alture ed inclinato verso meridione, con quote medie di circa 100-150 metri sul livello del mare con i versanti verso la pianura alluvionale abbastanza scoscesi.
Esso è costituito praticamente da un pianoro esteso su circa 64 kmq è dominato a Nord dal Monte San Michele, q.275; è contenuto ad Est dall'incisione paleofluviale del Vallone che lo separa fisicamente dal Carso triestino e dalla linea del confine di stato ed è limitato ad Ovest, come sopra descritto, dal ripido ciglione roccioso che domina la piana percorsa dall'Isonzo.
Nella parte più depressa si trovano i quattro laghi carsici di Doberdò, Pietrarossa, Sablici e delle Mucile.
Vista la natura litologica della dorsale, il paesaggio è tipicamente carsico, caratterizzato da tutte le forme, grandi e piccole, legate alla dissoluzione dei carbonati, vi troviamo le doline, i campi carreggiati e gli imbocchi delle cavità.
La tipica copertura vegetale è rappresentata da una boscaglia di arbusti ed alberi di ridotte dimensioni costituita da carpino nero (Ostrya carpinifolia), orniello (Fraxinus ornus) ed il sommacco (Cotinus coggygria) responsabile della colorazione giallo- arancione autunnale che dona all'intero contesto una particolare valenza paesaggistico - ambientale.
Nelle doline di maggiore estensione e profondità, s'instaura un clima peculiare, diverso da quello esterno, che favorisce la crescita di un bosco sostanzialmente distinto da quello circostante costituito in prevalenza da carpino bianco con rovere e cerro. L'altopiano carsico è stato interessato da vasti interventi d'imboschimento con pino nero a partire dalla metà dell'Ottocento. Oggi questa specie risulta essere ampiamente diffusa ed integrata nel paesaggio. Si ricordano alcune tra le specie erbacee tipiche dell'ambiente carsico quali la Eryngium amethystinum, Knautia illyrica, Drymeia ssp. tergestina, Tragopogon tommasinii, Crocus reticulatus, Helleborus istriacus, e Genziana tergestina.
La Landa carsica è un elemento del paesaggio peculiare e di singolare bellezza. Essa deve la sua origine al pascolamento, che nel tempo ha determinato l'instaurarsi di associazioni vegetali particolari. Le fioriture si susseguono dalla primavera all'estate inoltrata e sono caratterizzate principalmente da specie endemiche quali rododendri e camedri.
Le bellezze autunnali del Carso arrossato dal sommacco sono state descritte nei modi più disparati, poco invece si sa di quello che sta al di sotto di esso. Per tale motivo dobbiamo prima parlare del fenomeno carsico.
Il termine deriva appunto da "Carso": nome di quest'area geografica, al confine fra Italia e Slovenia, divenuto sinonimo di un paesaggio o, più semplicemente, di tutto ciò che è legato, dal punto di vista morfologico, alle grotte. In realtà deriva da "karren", termine protoeuropeo che significa semplicemente "roccia", da cui lo sloveno Grast, in uso sin dal 1177 ed il croato Kras, usato dal 1230; nell'italiano Carso e nel tedesco Karst la radice originale è conservata. Non stupisce che la radice significhi "roccia" proprio perché nelle aree carsiche le rocce sono spesso affioranti e stupendamente modellate. Quello carsico è quindi un paesaggio particolare anche perché si sviluppa non solo in superficie ma anche, e forse soprattutto, all'interno della compagine rocciosa.
Per quanto riguarda la fauna nelle grandi e piccole cavità e nei cunicoli sotterranei si possono trovare un gran numero di specie cavernicole spesso esclusive di questo territorio. Fra esse spicca il Proteo, un anfibio privo di occhi, poiché è adattato alle condizioni di buio presenti nelle grotte. Si tratta di una specie endemica per l'Italia e come si è già detto si trova solo in questa parte del territorio nazionale.
Inoltre non mancano individui tipici del clima continentale, mentre alta è la presenza di caprioli, tassi, cinghiali, volpi, lepri e scoiattoli, oltre a comprendere alcuni rapaci, come il falco pellegrino, allocchi e gufi.
Questo nostro Carso situato alle porte di Gorizia è così piccolo ma, eppure così pieno di gioielli che la natura si è divertita a spargere a piene mani, esso non finisce mai di sorprendere anche l'osservatore più attento e di attirare l'attenzione di sempre nuovi innamorati che lo vogliono scoprire in tutte le sue pieghe. Amare il Carso può avere più significati. Si può semplicemente, apprezzare questo ambiente pittoresco, per i suoi fiori, le sue boscaglie, le lande, i colori rosseggianti dell'autunno, la severità del paesaggio invernale, lo splendore della "primavera carsica", la cromatica giallo-verdastra di fine estate. O si può, amando il Carso, avvertire quel senso di mistero che traspira da ogni dolina, da ogni nero imbocco delle sue grotte. Sentire cioè quel flusso magnetico che ha attirato generazioni di giovani nell'esplorazione e nella scoperta di un mondo sotterraneo tanto diverso da quello esterno, eppure così affascinante che non finisce mai di rinnovare la curiosità di sapere e di conoscere, anzi di svelare i gioielli ed i misteri che esso racchiude e che conserva gelosamente.
Ed è proprio l'aspetto sotterraneo che ha affascinato l'uomo sin dalle sue origini e più recentemente i tanti gruppi speleologici che hanno fatto a gara per scoprirne la grotta più bella.
Sono gli anni in cui vengono fatte anche delle importanti scoperte nel campo dell'archeologia. Il compianto Dott. Ugo Furlani, archeologo goriziano, porta alla luce diversi insediamenti preistorici sia in grotta sia in superficie dimostrando in tal modo la presenza dell'uomo preistorico in questo lembo di terra e l'importanza di tali insediamenti per la ricostruzione storica della provincia isontina.
E' proprio grazie a questo valente archeologo che vengono sistematicamente messi in luce i vari castellieri presenti in zona.
Il castelliere di Castellazzo di Doberdò, quello del M. Brestovec, quello della Rocca di Monfalcone, quello di Redipuglia tanto per citarne alcuni, non hanno più segreti ma, è proprio in questo periodo che vengono scoperte diverse cavità con all'interno la testimonianza della presenza dell'uomo preistorico.
Sono queste delle piccole grotte ma estremamente importanti dal punto di vista storico, esse corrispondono al nome di Grotta Pogriže, Grotta Viviš?e 1 e Grotta Viviš?e 2. Si trovano tutte nella zona tra il paese di San Martino e quello di San Michele.
Dobbiamo però dire che anche in tempi più recenti e più tristi le grotte e gli antri carsici furono comunque interessati dall'attività umana.
Per comprendere l'importanza che le cavità sotterranee assunsero durante la Grande Guerra, proprio qui sul Carso Goriziano, bisogna pensare a quanto sia stato importante per i combattenti, coprirsi per evitare o almeno diminuire le offese nemiche. Infatti per i soldati che le possedevano, esse costituivano un vantaggio non indifferente, sia come risparmio di lavoro, sia come maggiore capacità, in confronto dei lenti e faticosi scavi fatti a forza di braccia e mine. Sotto questo aspetto il Carso Goriziano ci fu ostile, infatti dei vantaggi delle sue grotte potè approfittare in misura enormemente superiore il nemico.
A tal proposito l'Austria aveva creato una speciale organizzazione per la ricerca e lo studio delle cavità ove venivano eseguiti i lavori di adattamento al fine di trasformarle in alloggi, sicuri depositi, posti di comando, officine, ricovero di centrali elettriche e telefoniche.
I lavori di sfruttamento e di adattamento che furono eseguiti, seguirono le forme delle cavità a seconda dell'uso e dei mezzi a disposizione. In queste grotte appaiono ancora oggi evidenti le concrezioni calcaree annerite dal fumo, talvolta adattate a sedili, tavolini e sostegni.
Non di rado, inoltre, è possibile vedere inciso nel fango e nel pietrame le ansie e le paure dei soldati durante le snervanti attese prima degli assalti, attraverso diverse scritte, disegni e sigle.
Sul Carso Goriziano si possono ancor oggi visitare diverse di queste cavità tra le quali posso ricordare la "Grotta dell'Artiglieria", "l'Abisso Bonetti", la "Caverna degli Honved" o "Antro di Casali Neri" come pure il grande complesso della "Galleria della Terza Armata" sul Monte San Michele.
Ritornando al progetto "Carso 2014+" si può constatare che la principale e pressoché esclusiva attrattiva riconosciuta al Carso Goriziano è rappresentata, per gli estensori del progetto Carso 2014+, dalle trincee e dagli altri manufatti della Prima Guerra Mondiale, tanto che si potrebbe affermare che "il Carso non c'era prima del 1915": è un approccio fortemente limitante. Da un punto di vista storico si disconoscono elementi di sicuro interesse - anche turistico - come i castellieri, i resti romani e del periodo veneziano, i borghi carsici. Ed ancor più inaccettabile dal punto di vista geologico, naturalistico, etnografico e culturale. I siti militari possono attrarre flussi anche consistenti di visitatori (si pensi al Sacrario di Redipuglia), ma come avviene già oggi si tratta di un turismo "mordi e fuggi", particolarmente invasivo e che lascia poche ricadute sul territorio. Più che un turismo di massa e poco qualificato, si ritiene che il Carso si presti piuttosto ad una valorizzazione delle sue peculiarità naturalistiche, attenta in particolare all'elevata biodiversità: si pensi all'habitat della landa carsica, che ospita endemismi di straordinario pregio.
In conclusione secondo noi la Provincia potrebbe istituire, se non è troppo tardi, un tavolo tecnico per individuare le priorità sulle quali intervenire con degli obiettivi condivisi. Necessariamente nel gruppo di lavoro dovrebbero entrarci tutte la associazioni naturalistiche ma, e soprattutto la Federazione Speleologica Isontina che da sola raccoglie la totalità dei gruppi speleologici (10 gruppi) della provincia goriziana.
Da sempre la Provincia di Gorizia è stata vicina a questa realtà e sa bene che all'interno delle varie associazioni speleologiche ci sono specialisti (geologi, biologi, storici, ecc.) che, relativamente alla loro competenza, pur di salvaguardare questo nostro territorio sono disposti a lavorare gratuitamente.
Al fine dunque di salvaguardare e allo stesso tempo far conoscere meglio il Carso Goriziano, con la presente promuoviamo una mozione in cui si auspica che la Provincia di Gorizia salvaguardi nella sua integrità l'area di Castellazzo di Doberdò e promuova con una opportuna segnaletica il fenomeno carsico nella sua molteplicità dei suoi aspetti nonché salvaguardi le aree di interesse storico presenti nella zona.
In ultima analisi noi proponiamo:
1 - L'allestimento di piccoli parcheggi attrezzati in prossimità dei paesi dove il visitatore possa documentarsi ed anche usufruire dell'ospitalità locale (vedi B&B, osmize, ecc.).
2 - Invece di scavare costruire una nuova viabilità, utilizzare la rete dei sentieri del CAI, già presenti e collaudati. In ogni caso evitare nuove asfaltature o cementificazioni non necessarie.
3 - Valorizzare migliorandolo, con opportuna segnaletica, il Belvedere già presente a Gradina.
4 - Potenziare i musei (come Redipuglia) già presenti in zona senza disperderne i reperti e utilizzare tutte le gallerie cannoniere esistenti sul Carso Goriziano. Evitare di manomettere manufatti storici (vedi museo di S. Michele).
5 - Visto che siamo in prossimità di riserve naturali ed aree di interesse naturalistico promuovere un osservatorio permanente per valutare l'impatto ambientale sulla fauna locale e sulla biodiversità.