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GROTTA NOE' - 90 VG
Il nome venne dato dal primo esploratore che ne fatto la relazione il 28 marzo del 1884. La Noè si ritiene vicina al corso sotterraneo del Timavo, il quale giungerebbe nei suoi pressi con un percorso di circa 30 km, facendone poi altri 12 per finire allo sbocco di Duino. L'imboccatura, larga 32x26 metri si apre a livello del terreno con un pozzo profondo 60 metri. Il fondo è costituito da un'ampia sala del diametro di oltre 50 metri con al centro un cono detritico di 12 metri. Dalla sala si dipartono 4 gallerie disposte a croce. La galleria che prima si affaccia è quella che si trova in direzione sud-ovest , lunga oltre 140 metri, dapprima larga 30 metri e alta 27 e successivamente si chiude con un labirinto intricato di brevi ed bassi meandri. Per accedere alla seconda galleria si passa per un vestibolo dalla volta ricoperta da una foresta di stalattiti; questa galleria è la più breve, 50 metri circa di sviluppo per un'altezza di circa 3 metri. La galleria più bella ed estesa, cioè la terza, rivolta verso nord-est, si sviluppa per circa 180 metri; discende dapprima lungo una ripida china fra colonne e gruppi stalagmitici, più oltre il suolo si fa meno ripido e si giunge a delle vasche piene di acqua limpidissima. Dal soffitto pendono formazioni stalattitiche di eccezionale bellezza e dimensione. Proseguendo ancora e lasciando sulla sinistra un pozzetto a fondo cieco profondo 6.51 metri si giunge ad una collina di terriccio mista a residui calcarei. Alla base della collina si trova una fessura impraticabile in parte ostruita da materiale detritico. Dalla base dell'abisso in direzione sud-est si apre la quarta e ultima galleria non più lunga di 30 metri; essa scende sempre più ripidamente fino a sboccare sul ciglio di un pozzo verticale di 29 metri che ha per pavimento materiale di frana di terra rossa. Questa è forse una delle più belle grotte del Carso, imponente per la sua grandezza e per la varietà delle sue concrezioni.